Cambio del farmaco veterinario Stampa
Domenica 14 Novembre 2010 14:15

IL FARMACISTA CHE CAMBIA UN FARMACO VETERINARIO PRESCRITTO, E' RESPONSABILE DELLE CAUSE CHE CIO' PUO' COMPORTARE?

La Corte di Cassazione [sent. n. 15734/2010], lo scorso luglio, ha confermato la sussistenza di una responsabilità del titolare di una farmacia per aver consegnato ad un incaricato del cliente, anziché il farmaco prescritto, nel dosaggio indicato dal veterinario, altro medicinale con lo stesso principio attivo, ma destinato a curare animali di diversa e grossa taglia.

Ne conseguiva la morte di quattro cani di razza e di un cane meticcio trattati col prodotto.

 

La responsabilità del farmacista veniva qualificata come macroscopica perché, pure in presenza di una ricetta contenente la denominazione del farmaco, avrebbe consigliato l’acquisto di un altro prodotto con diversa concentrazione di principio attivo e senza nessuna avvertenza chiara e precisa circa le modalità di utilizzazione e somministrazione.

Benché il sanitario contestasse un reale difetto di informazione in ordine alle modalità di impiego del medicinale, i giudici della terza sezione civile della Corte di cassazione, leggendo la vicenda attraverso il dettato legislativo, hanno affermato che la responsabilità può essere esclusa laddove ci si attenga alle prescrizioni mediche contenute nella ricetta, cioè nel documento compilato dal professionista abilitato, contenente tutte le informazioni necessarie per la dispensa del medicinale.

Il farmacista, continuava la Suprema Corte, non ha il compito di verificare se la posologia del farmaco prescritto sia effettivamente corrispondente alle necessità terapeutiche della cura occorrente, in quanto egli, non abilitato all'esercizio della professione medica, non è tenuto né autorizzato a sindacare il trattamento terapeutico o farmacologico né a controllare l'eventuale dissonanza tra la cura occorrente e le indicazioni della ricetta, a questa avendo l'obbligo di attenersi scrupolosamente.

L’art. 40 del regolamento per il servizio farmaceutico emanato nel 1938 - nel caso in cui il farmacista individui nella ricetta la prescrizione di sostanze velenose, a dosi non medicamentose o pericolose - impone l'obbligo di esigere che il compilatore della ricetta dichiari per iscritto, previa indicazione dello scopo terapeutico perseguito, che la somministrazione avviene sotto la sua responsabilità.

Di conseguenza, la consegna di medicinali senza ricetta, quando questa è prescritta, comportando anche la responsabilità disciplinare con le conseguenti sanzioni amministrative, costituisce comportamento attuato in violazione di una specifica disciplina normativa e tale da concretare condotta illecita, sanzionabile sul piano risarcitorio in ordine agli eventi di danno che eventualmente venga a determinare.

Consegue che il farmacista non potrà invocare a sua giustificazione:

- la consapevole accettazione da parte del cliente del farmaco prescritto;

- l’avere indicato le modalità di uso o di somministrazione del medicinale;

- l’essersi affidato al fatto che del prodotto il cliente avrebbe saputo fare un uso conforme alle istruzioni contenute nella confezione.

Avv. Rodolfo Pacifico

(tratto da www.dirittosanitario.net )

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