Uso in deroga, le definizioni Stampa
Mercoledì 29 Agosto 2012 11:13

I trattamenti in deroga: definizioni

di Andrea Setti.

Alla trattazione è necessaria una premessa: con l’uscita delle ultime due note ministeriali (0005727-P-29/03/2011 e 0000567-P-16/01/2012), il ministero ha fornito una serie di indicazioni, relative per lo più alla somministrazione di mangimi medicati, ma con chiari riferimenti al medicinale veterinario, che hanno stravolto la normativa relativamente all’uso in deroga e all’uso improprio.
Il sottoscritto, nonostante tali note, che verranno analizzate nel prossimo articolo in maniera approfondita, ha preferito mantenersi al dettato normativo, limitandosi ad una chiave di lettura strettamente collegata al testo normativo.

E’ con l’ultima norma relativa al codice comunitario dei medicinali veterinari del 2006, DLgs 193 del 6/4/2006 e successive modifiche, che compare per la prima volta la definizione dell’uso improprio e viene regolamentato l’uso in deroga dei medicinali.
Le difficoltà nell’applicazione della norma iniziano dal significato attribuito alle definizioni dell’uso improprio e dell’uso in deroga. Mentre l’uso in deroga è chiaramente indicato e riferito dalla condizione “Ove non esistano medicinali veterinari autorizzati per trattare una determinata affezione di specie animali destinati alla produzione di alimenti” (art.11 DLgs 193) che indica la mancanza del farmaco, l’uso improprio è definito quale “l'uso di un medicinale veterinario in modo non conforme a quanto indicato nel riassunto delle caratteristiche del prodotto; il termine si riferisce anche all'abuso grave o all'uso scorretto di un medicinale veterinario” (art.1 DLgs 193).

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